La più amata delle opere di Giacomo Puccini di scena al Teatro «Il Ducale» di Cavallino. Domenica 29 dicembre alle ore 20.30 c’è «Tosca» con  la compagnia «Il Circolo delle Quinte» e con la regia di Marta Nigro. Lo spettacolo rientra tra i titoli della Stagione Lirica inserita nel cartellone della Stagione Teatrale 2013/2014 siglata dall’Amministrazione Comunale di Cavallino in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
Il cast: Maria Cristina Fina (Tosca), Gianni Leccese (Mario Cavaradossi), Gianfranco Cappelluti (Scarpia), Carlo Provenzano (Angelotti e Sciarrone), Aldo Orlando (il sagrestano e un carceriere), Manolo Russo (Spoletta) e Federico Schipa (un pastore). Suona l’Orchestra «Il circolo delle quinte» diretta dal maestro Giovanni Guerrieri, canta il coro omonimo con la direzione di Luigi Mazzotta. Direttore di produzione Luigi Palazzo, direttore artistico Stefano Quaranta. Le scenografie sono a cura di Abside, arredi di scena e costumi liturgici di Decor Sanctorum, costumi a cura di Artinà.

La trama
L’azione si svolge a Roma nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia, e la caduta della prima Repubblica Romana in una data ben precisa: Sabato 14 giugno 1800, giorno della Battaglia di Marengo.

Atto primo
Angelotti (basso), bonapartista ed ex console della Repubblica Romana, è fuggito dalla prigione di Castel Sant’Angelo e cerca rifugio nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove sua sorella, la marchesa Attavanti, gli ha fatto trovare un travestimento femminile che gli permetterà di passare inos­servato. La donna è stata ritratta, senza saperlo, in un quadro dipinto dal cavalier Mario Cavaradossi (tenore). Quando irrompe nella chiesa un sagrestano (basso), Angelotti si nasconde nella cappella degli Attavanti. Il sagrestano, borbottando (E sempre lava), mette in ordine gli attrezzi del pittore che di lì a poco sopraggiunge per continuare a lavorare al suo dipinto (Recondita armonia). Il sagrestano finalmente si congeda e Cavaradossi scorge nella cappella Angelotti, che conosce da tempo e di cui condivide la fede politica. I due stanno preparando il piano di fuga ma l’arrivo di Floria Tosca (soprano), l’amante di Cavaradossi, costringe Angelotti a rintanarsi di nuovo nella cappella. Tosca espone a Mario il suo progetto amoroso per quella sera (Non la sospiri la nostra casetta). Poi, riconoscendo la marchesa Attavanti nella figura della Maddalena ritratta nel quadro, fa una scenata di gelosia a Mario che, a fatica (Qual occhio al mondo), riesce a calmarla e a congedarla. Angelotti esce dal nascondiglio e riprende il dialogo con Mario, che gli offre protezione e lo indirizza nella sua villa in periferia. Un colpo di cannone annuncia la fuga del detenuto da Castel Sant’Angelo; Cavaradossi decide allora di accompagnare Angelotti per coprirlo nella fuga e portano con loro il travestimento femminile, dimenticando però il ventaglio nella cappella. La falsa notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a Marengo fa esplodere la gioia nel sagrestano, che invita l’indisciplinata cantoria di bambini a prepararsi per il Te Deum di ringraziamento. Improvvisamente sopraggiunge con i suoi scagnozzi il barone Scarpia (baritono), capo della polizia papalina che, sulle tracce di Angelotti, sospetta fortemente di Mario, anch’egli bonapartista. Per riuscire ad incolparlo ed arrestarlo e poter quindi scovare Angelotti, egli cerca di coinvolgere Tosca, ritornata in chiesa per informare l’amante che il programma era sfumato in quanto ella era stata chiamata a cantare a Palazzo Farnese per festeggiare l’avvenimento militare (Ed io venivo a lui tutta dogliosa). Scarpia suscita la morbosa gelosia di Tosca usando il ventaglio dimenticato nella cappella degli Attavanti. La donna, credendo in un furtivo incontro di Mario con la marchesa, giura di ritro­varli. Scarpia, che ha raggiunto il suo scopo, la fa seguire (Tre sbirri, una carrozza). Mentre Scarpia pregusta la sua doppia rivalsa su Cavaradossi – ucciderlo e prendergli la donna – comincia ad affluire gente in Chiesa per inneggiare alla vittoria e a cantare il Te Deum.

Atto secondo
Mentre al piano nobile di Palazzo Farnese si sta svolgendo una grande festa alla presenza del Re e della Regina di Napoli, per celebrare la vittoriosa battaglia; nel suo appartamento Scarpia sta consumando la cena. Spoletta (tenore) e gli altri sbirri conducono in sua presenza Mario che è stato arrestato. Questi, interrogato, si rifiuta di rivelare a Scarpia il nascondiglio di Angelotti e viene quindi condotto in una stanza dove viene torturato. Tosca, che poco prima aveva eseguito una cantata al piano superiore, viene convocata da Scarpia, il quale fa in modo che ella possa udire le urla di Mario. Stremata dalle grida dell’uomo amato, la cantante rivela a Scarpia il nascondiglio dell’evaso: il pozzo nel giardino della villa di Cavaradossi. Mario, condotto alla presenza di Scarpia, apprende del tradimento di Tosca e si rifiuta di abbrac­ciarla. Proprio in quel momento arriva un messo ad annunciare che la notizia della vittoria delle truppe austriache era falsa, e che invece è stato Napoleone a sconfiggere gli austriaci a Marengo. A questo annuncio Mario inneggia ad alta voce alla vittoria, e Scarpia lo condanna im­mediatamente a morte, facendolo condurre via. Disperata, To­sca chiede a Scarpia di concedere la grazia a Mario. Ma il barone acconsente solo a patto che Tosca gli si conceda. Inorridita, la cantante implora il capo della polizia e si rivolge in accorato rimprovero a Dio (Vissi d’arte, vissi d’amore). Ma tutto è inutile: Scarpia è irremovibile e Tosca è costretta a cedere. Scarpia convoca quindi Spoletta e, con un gesto d’intesa, fa credere a Tosca che la fucilazione sarà simu­lata e i fucili caricati a salve. Dopo aver scritto il salvacondotto che permetterà agli amanti di raggiungere Civitavecchia, Scarpia si avvicina a Tosca per riscuotere quanto pattuito, ma questa lo accoltella con un coltello trovato sul tavolo. Quindi prende il salvacondotto dalle mani del cadavere e, prima di uscire, pone religiosamente due candelabri accanto al corpo di Scarpia, un crocifisso sul suo petto, e finalmente esce.

Atto terzo
È l’alba. In lontananza un giovane pastore canta una malinconica canzone in romanesco. Sui bastioni di Castel Sant’Angelo, Mario è ormai pronto a morire e inizia a scrivere un’ultima lettera d’amore a Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, non riesce a terminarla (E lucevan le stelle). La donna arriva inaspettatamente e spiega a Mario di essere stata costretta ad uccidere Scarpia. Gli mostra il salvacondotto e lo informa quindi della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Ma Mario viene fucilato veramente e Tosca, sconvolta e inseguita dagli sbirri che hanno trovato il cadavere di Scarpia, grida «O Scarpia, avanti a Dio!» e si getta dagli spalti del castello.
Giovanni GUERRIERI
È nato nel 1964. Intraprende adolescente gli studi musicali. Diplomato in Clarinetto con il massimo dei voti segue anche gli studi di Composizione e Direzione d’Orchestra. Nel gennaio 1995 consegue il diploma in Direzione d’Orchestra con il massimo dei voti ai CORSI SUPERIORI di ALTO PERFEZIONAMENTO presso l’ACCADEMIA MUSICALE PESCARESE sotto la guida del M° Donato RENZETTI. L’attività artistica di G. GUERRIERI inizia presto, dirigendo, anche negli anni di studio in Conservatorio, formazioni e complessi di vario tipo collaborando attivamente con i vari insegnanti nella preparazione e nella realizzazione dei Concerti scolastici. Con l’Orchestra da Camera “F. J. HAYDN”, interamente formata da giovani strumentisti salentini, avvia nel 1991 una seria e produttiva attività musicale basata sullo studio e sull’esecuzione del repertorio cameristico settecentesco, esibendosi in vari concerti nel territorio salentino. È semifinalista al CONCORSO INTERNAZIONALE di DIREZIONE d’ORCHESTRA “D. NICULESCU” svoltosi nell’ottobre ’96 a Brasov, in Romania, con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica “G. DIMA” avendo superato le fasi eliminatorie per l’Europa dell’Ovest, dell’Est e per l’Asia. Sempre nel 1996 debutta con Rigoletto di G. VERDI al TEATRO dell’OPERA e BALLETTO di TIRANA e, sempre in Albania, a DURAZZO, ha diretto Concerti con l’Orchestra da Camera “A. MOISÍU”. Su invito dell’Ambasciata d’Italia a TASHKENT, (Rep. dell’UZBEKISTAN ex U.R.S.S.) nel febbraio 1999, è chiamato a dirigere la “première” de La Traviata di G. VERDI al GRAN TEATRO ACCADEMICO di STATO dell’OPERA e BALLETTO “A. NAVOI” e, conseguentemente al successo riportato, riceve dal Direttore del Teatro l’invito a dirigere alcune riprese di Rigoletto di G. VERDI in qualità di “artista ospite”. Sempre conseguentemente al consolidato rapporto artistico con il GRAN TEATRO ACCADEMICO di STATO dell’OPERA e BALLETTO “A. NAVOI”, ha diretto nell’inverno del 2001, La Bohème di G. PUCCINI la quale era assente dal Cartellone di quel teatro da 42 anni; l’ultima messa in scena risaliva infatti al 1959! Sarà nuovamente impegnato, al Teatro “NAVOI” di TASHKENT, data da definire, per la direzione di un nuovo allestimento de Il Barbiere di Siviglia di G. ROSSINI. Ancora tra gli impegni assunti all’estero c’è da segnalare la direzione di una produzione sinfonica con l’Orchestra Filarmonica di ODESSA su invito da parte Istituto Italiano di Cultura presso l’Ambasciata d’Italia a KIEV (UCRAINA). In Italia dirige e collabora con varie orchestre: ORCHESTRA SINFONICA (I.C.O.) della PROVINCIA di LECCE; ORCHESTRA FILARMONIA VENETA del TEATRO COMUNALE di TRVISO; ORCHESTRA FILARMONICA SALERNITANA. Con l’ORCHESTRA SINFONICA ABBRUZZESE (I.S.A.) ha diretto, nel maggio del ’98, nell’ambito della “Primavera Musicale Mozartiana”, la prima esecuzione assoluta di “Amadeus,mio caro…(postilla a Mozart)” del compositore vivente Flavio Emilio SCOGNA; ORCHESTRA da CAMERA di LECCE “G. PAISIELLO” con la partecipazione del giovane già affermato violinista G. ANGELERI, vincitore del prestigioso “Premio Paganini” edizione 1997; ORCHESTRA SINFONICA (I.C.O.) della PROVINCIA di BARI. Collabora attivamente con diversi Teatri e nell’ottobre del ’97 è nominato assistente del M° Miguel ROA per l’allestimento de Il Barbiere di Siviglia di G. ROSSINI presso il TEATRO MUNICIPALE “G. VERDI” di SALERNO. Ha partecipato, nel luglio 2001, nell’ambito delle manifestazioni per la ricorrenza del 1º centenario della morte di G. VERDI, con la direzione de La Traviata, al “Festival Lario Lirica 2001 – IV Edizione” nello splendido scenario di Villa Erba in CERNOBBIO (CO) e a VALVERDE (PV); a settembre ha diretto una produzione concertistica con l’ORCHESTRA SINFONICA (I.C.O.) della Fondazione “T. SCHIPA” di LECCE (già “Orchestra Sinfonica I.C.O. della Provincia di LECCE”) con un programma di musiche della tradizione popolare ebraica trascritte per orchestra sinfonica e la partecipazione del gruppo dei “Kol Simcha”, impegnati nella doppia veste di autori/interpreti, nell’esecuzione del loro CD “Symphonic Klezmer” nell’ambito di un importante seminario di studi sullo Yiddish e sulla cultura ebraica in generale, che si è tenuto, in concomitanza con l’evento musicale, proprio in territorio salentino. Tra gli ultimi passati impegni, da citare la direzione de La Traviata di G. VERDI presso il Teatro Romano di Ostia, presso ROMA, tra i suggestivi resti della Via Appia Antica. Ha conseguito, col massimo dei voti e la lode, la laurea specialistica di II livello in Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio “E. R. Duni” di Matera sotto la guida del M. Giovanni Pelliccia.

Ingresso 25 euro, ridotto 20 euro.
Infotel: 0832/611208 – 331/6393549.